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2011 2 Marzo

CRISTINA MARIANI-MAY E' PRESIDENTE DI CASTELLO BANFI, CANTINA TOSCANA LEADER DELFAMOSO BRUNELLO DI MONTALCINO

MONTALCINO – «È BELLISSIMO!!!» Anzi: wonderful.

Cosa, scusi, signora Mariani? Uno s’immagina che tanto entusiasmo sia per un asset di bilancio, per un contratto. Del resto la scrivania di questa affascinante signora americana è ingombra di report, di prospetti, di proposte.

Con il telefono che pare un metronomo. Ogni dieci secondi uno squillo. «Ma no, è bellissimo the rainbow».

Ci manca solo Judy Garland che canta… L’atmosfera però è davvero un po’ magica. È l’entusiasmo che soltanto una ragazza nata all’ombra dei grattacieli di Manhattan può provare quando dalla finestra le si parano di fronte panorami assoluti di toscanità: i cipressi, gli olivi, le colline del Monte dei Lecci e quella distesa di vigne che circondano il Castello Banfi.C’è a disegnare il cielo di un bello infinito un arcobaleno che abbraccia da Castel Sant’Angelo fino alla Rocca Medicea tutto il profilo di Montalcino, uno dei terroir da vino più importanti e famosi del mondo. «Ecco — spiega Cristina Mariani, presidente di Castello Banfi: 55 milioni di fatturato, 10,5 milioni di bottiglie di cui il 60% vendute all’estero — il fascino di fare vino, di occuparsi di vino è racchiuso in quell’arcobaleno».

Ma la crisi? Ma il caso Brunello?

«Cose che capitano — risponde Cristina che ha capelli d’oro e uno sguardo dolce anche se in azienda dicono che sia una maniaca dell’efficienza e che si divide tra le due sponde dell’Atlantico; e tra una famiglia fatta di tre bambini e un marito e un’azienda fatta di centinaia di dipendenti — ma il vero valore sono questi paesaggi, è questo territorio,è la possibilità di lavorare con la terra. La crisi sta passando, il Brunello peraltro si vende benissimo».

 

Le sue amiche americane la invidiano?

«Sì. Magari sono top manager, magari hanno un sacco di dollari, magari sono felici ma quando dico loro della mia Toscana, del mio Montalcino, del mio vino l’espressione è sempre di meraviglia. Mi sembra di sentirle sussurrare: beata te».

 

Il made in Tuscany è ancora un valore forte in America?

«Assolutamente sì. In America è una sorta di attrazione fatale, ma anche nel resto del mondo quandodici che sei italiana e che fai vino in Italia ti guardano con gli occhi dolci dello stupore».

 

Scusi,malei proprio italiana non è. È nata in America, ha studiato in America, vende vino soprattutto in America…

«Ma ho un cognome italiano, vivo in Italia, amo l’Italia, faccio uno dei migliori vini, il Brunello di Montalcino, del mondo in Italia. E se devo dire la verità ora mi sento più italiana che americana. E poi vivo nella terra di Dante, di Botticelli, di Galilei, di Michelangelo, di Puccini e di Verdi. Quando lo ricordo ai miei amici americani mi sembra di vedere i miei figli quando raccontavo loro le favole».

 

Si sente dire che l’immagine dell’Italia è appannata. Ad ascoltare lei non pare proprio…


«Per lavoro vado da New York a Singapore, da Rio a Shanghai e non ho mai trovato nessuno che non fosse affascinato dall’Italia. Sarà perché gliela racconto in inglese, ma la percezione dell’Italia nel mondo è di assoluta qualità nelle produzioni e di uno stile di vita al quale tutti aspirano. E questi sono i valori che servono per vendere il vino. L’immagine dei territori è fondamentale e l’immagine dell’Italia è al top».

Tra poco più di una settimana si apre il Vinitaly: che prospettive ci sono per l’economia legata al vino?

«Ottime sui mercati esteri, un po’ meno su quello interno. Negli Usa vendiamo benissimo, in Germania ,che rimane il primo mercato per il vino italiano, la ripresa è robusta. E non è affatto vero che non si vendono i vini di alto prezzo. Si vendono se si è capaci di veicolare il vero valore di queste bottiglie. In Italia le cose vanno più a rilento, ma il consumatore, anche se si è fatto molto più selettivo di prima, sa riconoscere la qualità. Ciò che non funziona più è vendere fumo. In tutto il mondo oggi si vende, si sa far apprezzare la qualità del prodotto».

 

Ma non è il caso di domandarsi se il marketing del vino non sia vecchio?

«Ne sono convinta. Oggi serve una comunicazione diretta con il consumatore, dobbiamo far percepire il valore dell’investimento che chi compra una bottiglia di vino sta facendo.È un investimento di sentimento, sensazione e piacere. Da questo punto di vista un ruolo fondamentale lo gioca il turismo del vino. Chi viene a Montalcino, magari chi viene al nostro Castello che è anche relais e ristorante, ha una percezione autentica del valore del nostro vino che è dato anche dalla bellezza della nostra terra. E questo credo sia la ricetta giusta per tutta l’Italia del vino. E non solo».

 

Scusi signora Mariani ma èstrano che a dirlo sia lei: un’americana…

«No, non è strano. Io sono una donna consapevole che nel mondo del vino le donne oggi hanno un posto di rilievo: ci sono bravissime enologhe, ottime imprenditrici, sopraffine degustatrici che hanno portato un tocco di fascino, di creatività e di passione in più nel vino. E sono una donna nata in America che aveva un sogno: l’Italia. Per questo un arcobaleno mi commuove».    

 

 

CRISTINA MARIANI-MAY E

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